VITALISMO SCIENTIFICO

 

Di

Valerio Sanfo

 

Sociologo sanitario, erborista. Responsabile didattico dell'Università Popolare A.E.ME.TRA., di cui è Presidente e fondatore.

 

 

 

 

 

 

Bergson, vitalismo scientifico

Il filosofo Henry Bergson,
(1859-1941)
esponente del vitalismo contemporaneo

 

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VITALISMO SCIENTIFICO IN NATUROPATIA

 

Si potrebbe asserire che ciò che è stato affermato dai vitalisti sia il frutto di elucubrazioni mentali di filosofi, e qui viene il bello, perché nel tempo si sono annoverati illustri uomini di scienza quali biologi e medici che professano il vitalismo, tra loro si rintracciano numerosi docenti universitari ed anche un premio Nobel per la medicina. Passiamone in rassegna alcuni.

Georg Ernst (1660 – 1734) medico e chimico tedesco, docente universitario, medico del re di Prussia Federico Guglielmo I, sostenne le teorie vitalistiche, affermando che esiste qualcosa sotto forma di energia vitale che si differenzia dai processi fisico-chimici, posto al servizio degli esseri viventi, perfettamente in linea con gli insegnamenti delle scuole di Naturopatia.

All’Università di Padova il chimico Giacomo Andrea Giacomini (1746 – 1849) affermava la presenza di una forza vitale deputata al mantenimento delle funzioni biologiche: “Le parti viventi sono sotto una forza che alle leggi fisico-chimiche interamente contrasta, che finchè essa dura, durando questa vita, queste influenze fisico-chimiche sono sospese; perché infine la forza vitale non è secondaria alla organizzazione né risultante dalle forze generali, ma primaria e dirigente e determinante l’impasto organico, ed opponentesi agli esterni influssi”. (1833, pp. 69-70).

Giacomini, quale esponente del vitalismo, affermava che questa particolare “forza” non aveva nulla a che spartire con le forze classificate dalla fisica. Si trattava di un quid portatore delle funzioni vitali di ogni essere vivente, pensiero  proprio della Naturopatia.

A parziale sostegno del vitalismo si manifesta uno scienziato contemporaneo, Georges Canguilhem (1904 – 1995) grazie alla sua formazione in filosofia oltre che in medicina. Docente universitario a Strasburgo e successivamente in Francia alla Sorbona, sosteneva l’irriducibilità della spiegazione della conoscenza del vivente, che con la propria individualità manifesta se stesso. In tal guisa si oppose al concetto di normalità e al ricorso alla statistica, due elementi altamente affermati nella medicina ufficiale.

Esponente di rilievo del vitalismo è stato il contemporaneo Sir John Carew Eccles (1903 – 1997), il famoso neurofisiologo australiano, insignito dal premio Nobel per la medicina nel 1963, per le scoperte sui meccanismi di stimolo e inibizione delle cellule nervose dell’uomo. L’incontro con il grande pensatore Karl Popper (1902 – 1994) e la teoria dei “tre mondi” lo portò a cercare i meccanismi che consentono il passaggio dall’esperienza alla coscienza, ovvero di rintracciare come dal “macchinario neurotico” si giunge alla consapevolezza, che per natura è invece un processo mentale. Insieme a Popper ha scritto il libro “L’individuo e il suo cervello” (1977). Nella sua ipotesi il rapporto mente–cervello avviene tramite un dualismo interattivo che rimanda al dualismo materia-energia.

L’ipotesi di Eccles arriva a supporre la presenza di cellule immateriali e quindi energetiche che rappresentano la via di comunicazione per i sentimenti, pensieri, eccetera, ovvero dell’attività mentale.

Possiamo considerare questo sistema, una specie di mondo parallelo a quello nervoso, ovvero ciò che dai tempi più antichi è stato chiamato anima o psiche, difatti queste specie di cellule sono state chiamate “psiconi” e a detta dello scienziato: “Gli psiconi sono legati da una stretta correlazione, e formano un vero mondo a parte nel cervello”.

Tra i vitalisti contemporanei menzioniamo anche il medico canadese Hans Selye, che negli anni Quaranta dimostrò come il sistema endocrino viene chiamato in causa quando si instaurano agenti stressori, con inibizione dell’asse ipotalamo-surreni e organi genitali. Tale interrelazione venne chiamata da Selye “sindrome generale di adattamento”. Con Selye la medicina psicosomatica viene spiegata scientificamente. Lo stress può essere causa di sindromi aspecifiche che si manifestano in forma specifica.

 

 

Tratto da

"Naturopatia e competenze del naturopata", 2003, Valerio Sanfo, Ed. Ananke

 

 


 

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