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Conferenza tenuta da
Valerio Sanfo il 20/09/1999
presso la sede dell'
A.E.ME.TR.A
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Naturopata, lo sciamano in camice bianco
Con il termine
naturopatia
si intende, in senso lato, la cura naturale, ovvero con tutto ciò
che la natura ci offre spontaneamente.
Il concetto di “naturale”
è molto fluttuante, basti dire che i vegetali ottenuti dalla
coltivazione biologica sono intesi come naturali, così pure i
formaggi da latte biologico. Ciò che è veramente naturale è tutto
ciò che la natura presenta già pronto all’uso. Dalla barbabietola
allo zucchero il percorso è tortuoso, è quindi naturale il miele e
non lo zucchero qualsiasi esso sia. Il latte può esserlo, ma il
formaggio no, dal momento che ogni manufatto nella sua produzione
può essere causa di inquinamento.
“In certi paesi la
parola “naturopatia”
indica semplicemente quei praticanti della medicina tradizionale che
fanno uso di formule terapeutiche molto semplici, a base di cure
d’acque, dieta e digiuno, con uno sfondo filosofico o religioso”.
(Robert J. Bloomfield, 1984, p.173).
Che nella
naturopatia siano presenti influssi
animistici
e
naturistici
non vi sono dubbi, e che il concetto di vitalismo porti ad accettare
la presenza di una energia vitale, pure.
In fondo la figura
più arcana che si possa collocare in tali scenari è sicuramente lo
sciamano.
Con il termine sciamano ci si riferisce al personaggio eclettico,
caratteristico delle popolazioni siberiane, ma in questo contesto lo
allarghiamo a tutti quei guaritori tradizionali (curanderos, paqo,
pongo, jampiri, ecc.). Lo sciamano è un artista, egli è guaritore,
sacerdote, mistico, poeta…
Nello
sciamanismo
si ha una
concezione olistica
della creazione; tutti gli interventi dello sciamano avvengono su un
piano animico, ponendo se stesso e il curato tra il naturale e il
soprannaturale. Egli è un medicine-man nel senso che egli stesso è
rimedio e stimolo alla guarigione.
La trance, l’estasi,
sono i mezzi prioritari che gli permettono di comprendere il
turbamento dell’ individuo bisognoso di cure. Oggi noi diremmo che
lo sciamano è in grado di raggiungere stati diversificati di
coscienza che permettono di utilizzare nel migliore dei modi le
potenzialità della mente, tanto da permettere in alcuni individui,
usando un linguaggio junghiano, l’incontro della coscienza
individuale con quella immensa dell’inconscio collettivo.
Gli animali, le
piante e la natura intera sono a sua disposizione, tanto che ogni
sciamano possiede il suo animale o pianta guida. Non vi è una figura
nell’ambito della medicina che sia così integrata con la natura.
Se dovessimo
elencare quali pratiche terapeutiche sono rintracciabili nel
rituale
sciamanico
guaritorio, forse le dovremmo inserire tutte, ad esempio:
danzaterapia, musicoterapica, cromoterapia, erbalismo, idroterapia,
argilloterapia, ipnotismo, zooterapia, riflessologia, pranoterapia,
e naturalmente, la Naturopatia.
Alcuni, nel mondo
occidentale, riferendosi alla “medicina
degli sciamani”
la identificano nella “medicina
esoterica”;
in fondo nello sciamanismo la componente animica e quella spirituale
sono talmente alte che tale paragone è in parte accettabile.
Teniamo conto che lo
sciamano non cura mai l’organo ma sempre l’individuo, e va ben oltre,
perché non cura mai solo l’individuo, ma sempre anche la comunità;
egli riporta l’armonia e l’equilibrio in tutti i contesti ambientali.
Lo
sciamano
non si ferma ai fatti oggettivi, al piano della materia; questi
vengono superati e trascesi oltre il reale ed il personale, grazie
all’instaurarsi di stati diversificati di coscienza.
Tratto da
"Naturopatia
e competenze del naturopata", 2003, Valerio Sanfo, Ed. Ananke
Vedi anche:
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