MANDALA JUNGHIANO

 

Relatore

Valerio Sanfo

 

Sociologo sanitario, erborista. Responsabile didattico dell'Università Popolare A.E.ME.TRA., di cui è Presidente e fondatore.

 

 

 

 

 

 

Mandala tibetano - Naturopatia.fm

Pregiato esemplare di Mandala tibetano su stoffa

 

 


 

Mandala nell'ottica junghiana

tra Psicologia e Naturopatia

 

Nella pratica del mandala troviamo concetti che riportano alla Naturopatia.

Il Sè nell'ottica junghiana diviene il punto di riferimento essenziale quale esempio di ciò che di meglio si può trovare nella natura umana, è quindi l'archetipo centrale o l'archetipo dell'ordine, attraverso il quale può sorgere il confronto e la rivalutazione della propria persona.

A tal proposito Jung scriveva: "Il Selbst (Sè) è una entità sopraordinata all'io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente ma anche la psiche inconscia, ed è quindi, per così dire, una personalità che anche noi siamo... Non c'è speranza di raggiungere una consapevolezza anche solo approssimativa del Selbst, giacchè, per quante siano le cose di cui noi possiamo acquistare coscienza, resterà sempre una quantità indeterminata e indeterminabile di inconscio, che appartiene anch'esso alla totalità del Selbst". (1938, 1954, p. 80).

Poter risolvere il problema della conoscenza attraverso l'analisi di questo aspetto totale e unificante del proprio essere resta quindi un'utopia, ma d'altronde niente di meglio può portare alla migliore realizzazione, all'armonica convivenza con quel necessario impulso di vivere la propria esistenza all'insegna di valori persistenti e duraturi.

"Il Selbst (Sè) è anche lo scopo della vita, perchè è la più perfetta espressione della combinazione di destini che si chiama individuo". Ibidem, p. 154).

Il Sè posto al centro dello spazio mandalico assume il valore di archetipo, indicando una preforma concettuale ereditata nel tempo dagli altri uomini che ci hanno preceduti.

Nel mandala si scorge l'ordine e l'armonia, elementi centrali anche nella Naturopatia.

Jung studiò per oltre quattordici anni le figure mandaliche e giunse alla conclusione che si trattava sicuramente di archetipi collettivi, proprio per la regolarità e ripetitività dell'uso nelle varie epoche e culture.

"Mandala significa circolo, o propriamente, circolo magico. I mandala non sono diffusi solo in tutto l'Oriente, giacchè anche da noi il medioevo ce ne ha fornito in quantità. Particolarmente quelli cristiani, che risalgono al primo Medioevo, di solito hanno Cristo nel centro coi quattro evangelisti e coi loro simboli ai quattro punti cardinali. Tale rappresentazione deve essere molto antica, giacchè in Egitto anche Horus coi suoi quattro figli viene così raffigurato". (Jung, (1957), 1936, p. 24).

Queste figure sono portatrici di caratteristiche comuni: presentano un centro verso il quale tutto il sistema figurativo è orientato, sono delimitati da un cerchio o da un poligono; altre volte le figure geometriche sono sostituite da figure che le rappresentano quali la raggiera di petali di un fiore, una croce, una ruota.

Tutte queste figure si presentano quali schemi figurativi di tipo ordinato. L'ordine è l'elemento universale che predomina nei mandala e che viene in segnato nella nostra scuola di naturopatia.

Per Jung i mandala, queste figure ordinate, sia nell'antichità che nei tempi moderni, rappresentano l'estetica e l'ordine, il bisogno ancestrale del ritrovare la dimensione spirituale, il senso mistico dell'esistere: l'uomo quale essere posto tra il cielo e la terra che anela alla sintesi tra i due mondi.

L'ordine quale realizzazione di sintesi tra ciò che lasciato alla propria forza si disporrebbe caoticamente e che invece guidato dal bisogno della crescita interiore si organizza pur mantenendo la propria diversità individuale dalle singole parti componenti.

Accordo e armonia diventano sinonimi dell'ordine.

L'accordo permette di sinergizzare e integrare ciò che isolato varrebbe poco o nulla. Parti diverse, addirittura in molti casi apparentemente opposte, si connubiano in uno sposalizio che li supera, completandoli e trascendendoli.

 

 

Tratto da

"Mandala - Teoria e pratica dell'uso degli spazi ordinati", 2005, Valerio Sanfo, Ed. A.E.ME.TRA.

 

 


 

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