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Pregiato esemplare di Mandala tibetano su
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Mandala nell'ottica junghiana
tra
Psicologia e Naturopatia
Nella pratica del mandala troviamo
concetti che riportano alla
Naturopatia.
Il Sè nell'ottica junghiana diviene
il punto di riferimento essenziale quale esempio di ciò che di
meglio si può trovare nella natura umana, è quindi l'archetipo
centrale o l'archetipo dell'ordine, attraverso il quale può sorgere
il confronto e la rivalutazione della propria persona.
A tal proposito Jung scriveva: "Il
Selbst (Sè) è una entità sopraordinata all'io cosciente. Esso
abbraccia non solo la psiche cosciente ma anche la psiche inconscia,
ed è quindi, per così dire, una personalità che anche noi siamo...
Non c'è speranza di raggiungere una consapevolezza anche solo
approssimativa del Selbst, giacchè, per quante siano le cose di cui
noi possiamo acquistare coscienza, resterà sempre una quantità
indeterminata e indeterminabile di inconscio, che appartiene
anch'esso alla totalità del Selbst". (1938, 1954, p. 80).
Poter risolvere il problema della
conoscenza attraverso l'analisi di questo aspetto totale e
unificante del proprio essere resta quindi un'utopia, ma d'altronde
niente di meglio può portare alla migliore realizzazione,
all'armonica convivenza con quel necessario impulso di vivere la
propria esistenza all'insegna di valori persistenti e duraturi.
"Il Selbst (Sè) è anche lo scopo
della vita, perchè è la più perfetta espressione della combinazione
di destini che si chiama individuo". Ibidem, p. 154).
Il Sè posto al centro dello spazio
mandalico assume il valore di archetipo, indicando una preforma
concettuale ereditata nel tempo dagli altri uomini che ci hanno
preceduti.
Nel mandala si scorge l'ordine e
l'armonia, elementi centrali anche nella Naturopatia.
Jung studiò per oltre quattordici
anni le figure mandaliche e giunse alla conclusione che si trattava
sicuramente di archetipi collettivi, proprio per la regolarità e
ripetitività dell'uso nelle varie epoche e culture.
"Mandala significa circolo, o
propriamente, circolo magico. I mandala non sono diffusi solo in
tutto l'Oriente, giacchè anche da noi il medioevo ce ne ha fornito
in quantità. Particolarmente quelli cristiani, che risalgono al
primo Medioevo, di solito hanno Cristo nel centro coi quattro
evangelisti e coi loro simboli ai quattro punti cardinali. Tale
rappresentazione deve essere molto antica, giacchè in Egitto anche
Horus coi suoi quattro figli viene così raffigurato". (Jung, (1957),
1936, p. 24).
Queste figure sono portatrici di
caratteristiche comuni: presentano un centro verso il quale tutto il
sistema figurativo è orientato, sono delimitati da un cerchio o da
un poligono; altre volte le figure geometriche sono sostituite da
figure che le rappresentano quali la raggiera di petali di un fiore,
una croce, una ruota.
Tutte queste figure si presentano
quali schemi figurativi di tipo ordinato. L'ordine è l'elemento
universale che predomina nei mandala e che viene in segnato nella
nostra
scuola di naturopatia.
Per Jung i mandala, queste figure
ordinate, sia nell'antichità che nei tempi moderni, rappresentano
l'estetica e l'ordine, il bisogno ancestrale del ritrovare la
dimensione spirituale, il senso mistico dell'esistere: l'uomo quale
essere posto tra il cielo e la terra che anela alla sintesi tra i
due mondi.
L'ordine quale realizzazione di
sintesi tra ciò che lasciato alla propria forza si disporrebbe
caoticamente e che invece guidato dal bisogno della crescita
interiore si organizza pur mantenendo la propria diversità
individuale dalle singole parti componenti.
Accordo e armonia diventano sinonimi
dell'ordine.
L'accordo permette di sinergizzare e
integrare ciò che isolato varrebbe poco o nulla. Parti diverse,
addirittura in molti casi apparentemente opposte, si connubiano in
uno sposalizio che li supera, completandoli e trascendendoli.
Tratto da
"Mandala -
Teoria e pratica dell'uso degli spazi ordinati", 2005, Valerio Sanfo, Ed.
A.E.ME.TRA.
Vedi anche:
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