INTELLIGENZA VEGETALE - 2° Parte

 

Relatore

Valerio Sanfo

 

Sociologo sanitario, erborista. Responsabile didattico dell'Università Popolare A.E.ME.TRA., di cui è Presidente e fondatore.

 

 

 

 

 

 

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Intelligenza vegetale

 

Da tempo le scuole di naturopatia supponevano la presenza di uno pseudo sistema nervoso rudimentale, nei vegetali, o un sistema biochimico.

Ciò che rende scettici i botanici e i cultori della scienza in generale, sulla sensibilità delle piante, è la mancanza in queste di un cervello o almeno di un sistema nervoso.

A questo proposito ricordo ciò che disse il filosofo tedesco Teodoro Fechner (1801-1887):: qual'è l'obiezione solita a muoversi contro la teoria che le piante hanno un'anima? Che esse non hanno nervi. Chi così obietta ragiona come chi, non avendo mai visti altri strumenti per produrre il suono che quelli a corde, sostenesse che per produrre il suono le corde sono indispensabili. I nervi sono indispensabili nell'animale come a chi siede nell'interno della vettura le cinghie sono necessarie per guidar i cavalli; ma a chi siede direttamente sul cavallo, le cinghie non servono affatto. Ora, nell'animale l'anima siede all'interno della vettura (il cervello), ma nella pianta siede dirattamente sul cavallo (non ha sede speciale)"

Ma è poi così certo che solo attraverso un sistema sensoriale di tipo conosciuto (si fa per dire) come quello degli animali, possa esistere una attività conoscitiva ed emozionale ?

Le piante, pur essendo simili a noi per alcuni aspetti, restano comunque degli esseri che per la loro caratteristica vitale di nutrirsi dell'energia solare (autotrofe), hanno escogitato altri sistemi di trasporto degli stimoli.

Chi si interessa di botanica saprà che, a differenza delle cellule animali, quelle vegetali sono interconnesse e comunicanti attraverso dei piccoli canali che si chiamano plasmodesmi.

Questi canali permettono il passaggio del contenuto citoplasmatico da cellula a cellula e quindi ogni parte della pianta in fondo comunica con il resto della pianta.

Questa eccezionale particolarità sostituisce, (secondo il mio avviso), proprio il sistema nervoso, il trasporto degli stimoli dalla periferia al cervello e viceversa; sistema altamente rapido (essendo quelle del sistema nervoso delle vie altamente specializzate nella funzione di trasporto di informazioni bioelettrochimiche).

Se noi avviciniamo un fiammifero alla prima foglia basale di una mimosa pudica (chiamata volgarmente sensitiva), noteremo che le foglioline si chiuderanno sulla rachide e poi il picciolo si abbasserà, e ciò è normale, ma dopo qualche secondo anche le altre foglie in progressione verso l'apice si chiuderanno, indicando così un passaggio di informazione che non può essere la temperatura innalzata della linfa, ma solo un'informazione di tipo biochimico trasmessa attraverso i plasmodesmi.

La pianta con questo sistema fisiologico possiede dei grossi vantaggi, difatti se recidiamo un ramo o strappiamo una foglia noi abbiamo sempre (pianta, ramo, foglia, porzione di foglia) presente nel cervello (per modo di dire) della pianta e la sua memoria potrebbe essere quella cromosomica.

Ecco perchè una foglia recisa è in grado di svolgere tutte le sue attività vitali e recepire gli stimoli esterni proprio perchè grazie alla sua conformazione ciò le è permesso.

Io pregherei gli eminenti scienziati di dimnenticare ogni tanto l'indottrinamento scolastico e di non rifiutare a priori ciò che oggi non si consoce ancora; quante cose non vediamo e non conosciamo eppure esistono!

Oggi sappiamo che grazie alla depolarizzazione della membrana cellulare, le piante dispongono di un rudimentale mezzo di comunicazione nervoso che permette la trasmissione di stimoli elettrici da cellula a cellula.

Cosi la naturopatia può fregiarsi di aver visto giusto quando decenni fà, assegnavo alle piante una intelligenza ambientale.

 

 

Tratto da

"Le piante parlano e comunicano", 1992, Valerio Sanfo, Ed. ADEVA

 

 


 

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