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Intelligenza vegetale
Da tempo le
scuole di
naturopatia
supponevano la presenza di uno pseudo sistema nervoso rudimentale,
nei vegetali, o un sistema biochimico.
Ciò che rende scettici i botanici e i
cultori della scienza in generale, sulla sensibilità delle piante, è
la mancanza in queste di un cervello o almeno di un sistema nervoso.
A questo proposito ricordo ciò che
disse il filosofo tedesco Teodoro Fechner (1801-1887):: qual'è
l'obiezione solita a muoversi contro la teoria che le piante hanno
un'anima? Che esse non hanno nervi. Chi così obietta ragiona come
chi, non avendo mai visti altri strumenti per produrre il suono che
quelli a corde, sostenesse che per produrre il suono le corde sono
indispensabili. I nervi sono indispensabili nell'animale come a chi
siede nell'interno della vettura le cinghie sono necessarie per
guidar i cavalli; ma a chi siede direttamente sul cavallo, le
cinghie non servono affatto. Ora, nell'animale l'anima siede
all'interno della vettura (il cervello), ma nella pianta siede
dirattamente sul cavallo (non ha sede speciale)"
Ma è poi così certo che solo
attraverso un sistema sensoriale di tipo conosciuto (si fa per dire)
come quello degli animali, possa esistere una attività conoscitiva
ed emozionale ?
Le piante, pur essendo simili a noi
per alcuni aspetti, restano comunque degli esseri che per la loro
caratteristica vitale di nutrirsi dell'energia solare (autotrofe),
hanno escogitato altri sistemi di trasporto degli stimoli.
Chi si interessa di botanica saprà
che, a differenza delle cellule animali, quelle vegetali sono
interconnesse e comunicanti attraverso dei piccoli canali che si
chiamano plasmodesmi.
Questi canali permettono il passaggio
del contenuto citoplasmatico da cellula a cellula e quindi ogni
parte della pianta in fondo comunica con il resto della pianta.
Questa eccezionale particolarità
sostituisce, (secondo il mio avviso), proprio il sistema nervoso, il
trasporto degli stimoli dalla periferia al cervello e viceversa;
sistema altamente rapido (essendo quelle del sistema nervoso delle
vie altamente specializzate nella funzione di trasporto di
informazioni bioelettrochimiche).
Se noi avviciniamo un fiammifero alla
prima foglia basale di una mimosa pudica (chiamata volgarmente
sensitiva), noteremo che le foglioline si chiuderanno sulla rachide
e poi il picciolo si abbasserà, e ciò è normale, ma dopo qualche
secondo anche le altre foglie in progressione verso l'apice si
chiuderanno, indicando così un passaggio di informazione che non può
essere la temperatura innalzata della linfa, ma solo un'informazione
di tipo biochimico trasmessa attraverso i plasmodesmi.
La pianta con questo sistema
fisiologico possiede dei grossi vantaggi, difatti se recidiamo un
ramo o strappiamo una foglia noi abbiamo sempre (pianta, ramo,
foglia, porzione di foglia) presente nel cervello (per modo di dire)
della pianta e la sua memoria potrebbe essere quella cromosomica.
Ecco perchè una foglia recisa è in
grado di svolgere tutte le sue attività vitali e recepire gli
stimoli esterni proprio perchè grazie alla sua conformazione ciò le
è permesso.
Io pregherei gli eminenti scienziati
di dimnenticare ogni tanto l'indottrinamento scolastico e di non
rifiutare a priori ciò che oggi non si consoce ancora; quante cose
non vediamo e non conosciamo eppure esistono!
Oggi sappiamo che grazie alla
depolarizzazione della membrana cellulare, le piante dispongono di
un rudimentale mezzo di comunicazione nervoso che permette la
trasmissione di stimoli elettrici da cellula a cellula.
Cosi la
naturopatia
può fregiarsi di aver visto giusto quando decenni fà, assegnavo alle
piante una
intelligenza ambientale.
Tratto da
"Le piante
parlano e comunicano", 1992, Valerio Sanfo, Ed. ADEVA
Vedi anche: .
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