ERBORISTERIA TRADIZIONALE

Dalle signature alla semantica delle forme

 

Relatore

Valerio Sanfo

 

Sociologo sanitario, erborista. Responsabile didattico dell'Università Popolare A.E.ME.TRA., di cui è Presidente e fondatore.

 

 

 

 

 

 

Erboristeria tradizionale - le signature della Mandragora
 

 


 

Erboristeria tradizionale

 

 

L’erboristeria quale pratica del ricorso all’utilizzo delle piante ad uso terapeutico è sicuramente antica quanto l’uomo, e la Naturopatia la inserisce nel bagaglio terapeutico.

A ben dire si parla di una fase preistorica e della successiva protostorica dell’erboristeria. Grandi personaggi del passato vengono annoverati tra i cultori della medicina con ricorso a rimedi vegetali, come l’illustre Ermete Trismegisto, deificato nell’antico Egitto.

E’ nella medicina ippocratica che possiamo rintracciare il ricorso sistematico a prodotti di origine vegetale; in realtà la rivoluzione ippocratica non aggiungeva sostanziali cambiamenti per quanto concerneva l’utilizzo dei rimedi, ma prima di allora la conoscenza erboristica veniva tramandata oralmente di famiglia in famiglia. Nel Medioevo l’alchimista Alberto Magno scrisse un trattato sulle piante medicinali: “De virtibus herbarum”.

In questa esposizione non è tanto la storia dell’erboristeria che ci interessa, quanto piuttosto evidenziare la sostanziale diversità dell’erboristeria antica dalla fitoterapia clinica contemporanea.

Con il termine “signatura” si esprime la relazione morfologica tra la pianta o alcune parti specifiche che la compongono, e la forma di organi o parti del corpo umano; asserendo che la forma è il risultato di una relazione energetica, ne consegue che, due forme simili sono portatrici e condividono energie simili. Alla semantica delle forme viene attribuito un vero e proprio linguaggio della natura.

La corrispondenza morfologica portò all’applicazione di quella che veniva chiamata medicina simpatica o simpatetica; così ad esempio la “Digitale” veniva considerata simpatica per il sangue, a causa delle macchie rossastre presenti sul fiore; menzioniamo a tal proposito la classificazione delle piante secondo Giovan Battista Della Porta, denominata “La Phytognomica”.

La suddivisione delle piante officinali si basava sulla relazione tra le caratteristiche simpatetiche in relazione con quelle costituzionali e dei temperamenti, indicati con chiarezza da Ippocrate. Veniva così applicato il concetto di armonia e salute in mutua relazione, “giusta mescolanza” o crasi, dei quattro umori fondamentali: sanguigno (umore caldo e umido), flemmatico che richiama il freddo e l’umido, bilioso normale ovvero collerico riferito al caldo e secco, e l’umore atrabile o bile nera o melanconico in relazione con il freddo e secco.

La scelta delle piante medicamentose si riferiva proprio alle caratteristiche del modello tetraumorale ippocratico padre della Naturopatia, così ogni pianta medicinale veniva classificata secondo il suo potere umorale e il suo grado di azione, ad esempio l’Elicriso, l’Ononide e l’Enula venivano considerate droghe vegetali caldo-secche.

Ecco perchè l’erboristeria tradizionale si può anche chiamare “erboristeria costituzionale”.

La visione nella quale si collocano l’erboristeria tradizionale o costituzionale si discosta totalmente dai modelli presenti nella fitoterapia clinica e volendo rivaluta l’antica figura dell’erborista tradizionale che raccoglieva egli stesso le piante e indicava l’uso terapeutico; in una visione vitalistica tanto cara alla naturopatia.

Non si tratta di una visione antica ed obsoleta, ma di un “altro modo” d’intendere il rimedio, la malattia ed il malato, sicuramente meno scientifico ma indiscutibilmente più naturale. Inoltre veniva anche a meno l’interferenza con l’associazione con i cibi, essendo lo stesso erborista a consigliare nel periodo di cura la dieta appropriata.

Anche gli aspetti nocivi (iatrogeni) dell’uso delle droghe vegetali non venivano considerati, siccome la somministrazione avveniva per tempi brevi, comunque non superiori alle tre settimane.

Tale medicina olistica si sposa pienamente con la naturopatia e rifiuta la logica della “divisione” e l’approccio prettamente analitico e statistico della medicina accademica.

 

 

Tratto da

"Naturopatia e competenze del naturopata", 2003, Valerio Sanfo, Ed. Ananke

 

 


 

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